10 Parole

Con il progetto ‘Le mie prime 10 Parole’ abbiamo fin qui incontrato i bambini e gli educatori di:

asilo nido del Sermig (Torino); asilo nido comunale I Girasoli (Cuneo); scuola dell’infanzia Andrea Fiore (Cuneo); scuola dell’infanzia Borgo San Dalmazzo; scuola dell’infanzia di  Cavallermaggiore;

questi incontri ci hanno permesso di allestire lo spettacolo e dargli la forma che ci è parsa più confacente grazie ai riscontri che educatori e bambini ci hanno rimandato. Ringraziandovi per l’attenzione e la disponibilità vi invitiamo ad usare questo blog per raccontarci pensieri, disegni e quant’altro sia  nato a seguito dei nostri incontri e della visione   dello spettacolo.

Troverete di seguito una presentazione del nostro progetto e dello spettacolo che ne ha fatto seguito.  

Mamma, bambino, papà, notte, luna, stella, albero, neve, piede, bocca, mano, fiume, nonno, fiore, casa, sole …

10 Parole. Sono ovunque le stesse? E se si che cosa raccontano? Sono solo dettate dal bisogno di farsi capire, d’ottenere ciò che il piccolo vuole o  sono anche quelle che raccontano i suoi sogni? C’è la parola luna nel suo piccolo vocabolario? Ci siamo dati la possibilità di ragionare per immagini intorno a questo tema. Due attori ed un’illustratrice per i piccoli nell’ambito del ‘Progetto Prima Infanzia’ per mettere in scena uno spettacolo che, quasi senza parole, racconti le nostre 10 Parole. Una storia semplice che parla di natura generosa, di famiglia, di giochi, dell’esperienza gioiosa del conoscere che è di ogni bambino.

Queste sono le parole che presentavano il nostro progetto ‘Le mie prime 10 Parole’ ad un partner importante a livello Europeo Small size, big citizens – Widening of the European Network for the diffusion of the performing arts for early years. Cercavamo un riscontro internazionale al nostro lavorare per la prima e primissima infanzia nell’ambito del teatro. In Italia, forse è utile dirlo, ci si sente piuttosto soli; sono poche le compagnie che lavorano per i piccoli ed ancor meno le occasioni di rappresentare i propri spettacoli al punto che spesso è più facile il circuito estero rispetto a quello interno.

Nella primavera 2011 ci viene comunicato che Small Size riconosce l’elevata qualità dell’idea progettuale con l’assegnazione dello Small Size Seeding Fund 2010 per la produzione di teatro dedicato ai bimbi tra 0 e 6 anni (un contributo in denaro per la realizzazione di uno spettacolo). Partono così le ‘sperimentazioni’ e la messa in scena dello spettacolo 10 Parole che ha debuttato in anteprima a Cuneo nell’ambito di Scrittorincittà dal 17 al 19 novembre e ufficialmente dal 22 al 29 al festival Semanas de teatro para ninas y ninos a  Madrid.

Lo spettacolo è dedicato ai piccoli tra i 18 mesi ed i 5 anni ed è pensato in due diverse versioni per poter ‘raggiungere’ meglio i piccoli (tra i 18 e i 36 mesi) con i loro brevissimi tempi d’attenzione ed i più grandicelli (3-5 anni).

Il nostro piccolo azzardo è stato voler giocare la parola, che per la prima volta si affaccia come forma espressiva nei piccoli, come stimolo per indagare una volta di più il mondo della prima e primissima infanzia. Le domande che ci siamo posti  per iniziare la nostra indagine si sono incentrate su quali siano quelle prime dieci parole (in realtà una trentina) che un bimbo impara a dire; ma poi abbiamo capito che, attraverso quelle parole, ciò che stavamo cercando erano quelle parole che raccontano la vita di ognuno nel suo trasmettersi da una generazione all’altra, con il ripetersi dei desideri, delle necessità, dei sogni.

Ci confermiamo che l’essenza della vita è molto vicina al bambino e che è di quella che lui si interessa. Continuiamo così ad esplorare con i nostri spettacoli,  gli argomenti che, secondo noi, rappresentano le tappe fondanti, i veri interessi che un bambino ha nei confronti dell’ essere al mondo. Così come il nascere (Piè di Pancia), il riconoscersi (Narcisi), lo scoprire il mondo circostante (Mamma di Terra), l’uso della parola lo mette in relazione con il mondo che lo circonda offrendogli gli strumenti per definire con maggior precisione le cose che lo interessano.

Ma dire parola è forse riduttivo pensando ad un’età in cui colore, forma, odore, tattilità, e molto altro ancora contribuisce a formare un concetto ed è per questo che abbiamo scelto di tradurre scenicamente in disegno, gesto e movimento il nostro racconto di parola.

Fondamentale per questo percorso è stato l’apporto di Kimiko, notissima disegnatrice di libri per i piccoli. Il suo uso festoso del colore, la pulizia delle forme, la grazia del segno pittorico sono stati lo stimolo a mettere in scena la nostra ‘versione della storia’ aiutandoci ad essere ‘leggibili’ immediati; proprio come lo è un libro per la prima infanzia. Il risultato è un ‘tappeto’ lungo 20 metri su cui sono rappresentati gli ambienti ed in cui i due attori agiscono la storia. Storia che viene letta all’inizio dello spettacolo nella lingua del posto in cui lo spettacolo è ospite.

La lingua: una delle motivazioni a sostegno del contributo Small size è proprio stata l’interculturalità. Abbiamo infatti raccolto ‘quelle 10 Parole’, le ninnenanne, le filastrocche, in quante più lingue ci è stato possibile e le abbiamo scritte sul tappeto. Segni spesso incomprensibili che ci ricordano come anche con nomi e grafie diverse ogni uomo faccia riferimento a quelle stesse ‘oasi per il cuore’che sono quelle 10 Parole.

10 Parole

dal dialogo creativo tra Kimiko, Tiziana ferro e Vanni Zinola

con Vanni Zinola e Tiziana Ferro

Disegni per le scenografie   Kimiko

Musiche Penguin Cafè Orchestra

 

 

 

Chi è il bambino?

Questa è la domanda che ci viene posta dallo Small Size … come partenza per il confronto tra operatori che  a vario titolo lavorano con i bambini ed vedono nell’arte rivolta alla prima infanzia un comune senso per il loro agire.

Attori, artisti,organizzatori teatrali, insegnanti di tutta Europa si incontrano per scandagliare l’universo bambino, noi vorremmo che questa non diventasse una ‘ricerca tra entomologhi’ ma comprendesse le vere …

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Il Giardino dei Narcisi – laboratorio a San Giorgio a Cremano

Narcisi a San Giorgio a Cremano

Settimana di laboratori con i bambini e gli insegnanti propedeutica alla visione dello spettacolo Narcisi. (aprile-maggio 2011)

Accolti  dall’Assessorato alla Scuola, Infanzia e Gioco di San Giorgio a Cremano nell’ambito del progetto scuola, abbiamo avuto la ghiotta possibilità di ‘preparare’ i piccoli delle scuole materne, attraverso un laboratorio, alla visione dello spettacolo Narcisi (tema: il riconoscimento di se). Certo non è necessario essere preparati (anzi la necessità di preparazione potrebbe far pensare ad uno spettacolo difficile), ma è un’ opportunità in più per giocare giochi inerenti al tema trattato e tradurli a seconda delle peculiarità di ogni bambino o gruppo classe in materiale che forse anche solo a livello inconscio aiuterà a comporre il quadro del ‘questo sono io’.

Per noi attori, preparare ad un tema non vuol mai dire spiegare, ma confrontare diversi pensieri che a quel tema attengono e tradurli in azioni teatrali; abbiamo perciò aperto i nostri interventi presentandoci come ‘esperti misuratori’ invitati all’interno della scuola per certificare il fatto che li, proprio li (a San Giorgio), i bambini crescano. Sappiamo bene, in qualità di adulti che ovunque, volenti o meno, si cresce; ma per ognuno di noi è in qualche modo unico e personalissimo il fatto che succeda proprio a noi. Questo gioco, che è servito ad accendere una curiosità sia sul tema che sui ‘conduttori’ ci ha permesso di entrare da subito nell’argomento e da li giocare evitando di incorrere in quel meccanismo docenza – discenza che riteniamo sbagliato per la libertà di pensiero e d’azione necessaria in un laboratorio.

I temi dello spettacolo Narcisi riguardano il riconoscimento e la definizione di se attraverso la similitudine, la differenza, l’appartenenza alla stessa specie.  È nata così una ‘collezione’ di ritratti molto variegata e interessante. Ma per un bimbo è anche importante l’identificarsi  con un animale che meglio di altri esprime l’irruenza, la leggerezza, la forza, l’aggressività di cui il bambino si sente portatore. Sono stati così disegnati leoni o gatti, cani e uccellini che hanno rappresentato con i loro colori e la grandezza il carattere del bambino, la sua timidezza o il coraggio di rivendicare un posto per lui, piccolo, nel mondo. Ci sono state consegnate immagini bellissime (che in parte vedete qui riprodotte).

Se, in buona misura, il disegno ha permesso loro un’espressione coraggiosa di se, diverso è stato il rapporto con il corpo. Nelle nostre esperienze con i bambini sempre più spesso ci confrontiamo con la mancanza di una mobilità matura, che nell’infanzia può si essere ancora incerta ma in qualche modo dovrebbe essere anche spregiudicata, gioiosa e coraggiosa. dov’è andata a finire? Prendiamo atto di un cambiamento legato alle nostre regole di vita, alle carenze di spazi e alla mancanza di educazione al movimento che genitori e scuola insieme non possono colmare. Sono pochi i gesti incisivi, teatrali che caratterizzano le scene che i bimbi hanno fatto per noi; niente di male, sono la presa d’atto di una fantasia che ‘corre a mille’ e di un corpo che va ‘piano piano’. In sintonia con la società che cambia.

ma questa è un’altra storia …

ringraziamo Il Comine di San Giorgio, le insegnanti delle scuole materne che hanno collaborato alla riuscita del progetto, Francesco Langella e la Città dei Bambini.

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Narcisi alla scuola dell’infanzia

La domanda che mi sono posta è: perché insegnanti della scuola Materna cercano di avere nella loro scuola, per i loro bambini, uno spettacolo, Narcisi, che è nato per i nidi d’infanzia? Ho trovato una risposta più che soddisfacente nel lavoro che svolgono le insegnanti della scuola d’infanzia di Trinità di Fossano.

Alberto

Alberto, Autoritratto a 5

 Insomma ho trovato estremamente interessante il tema della ripetizione, così tipico per ogni bambino, rivisto nell’ottica della correzione, del miglioramento ai fini di una maggior definizione dell’immagine che ogni bimbo ha di se stesso. Ecco allora che il tema del riconoscimento di se, così declinato può avere estremamente senso per la fascia d’età 3-5 anni.   anniNel corso dell’anno con i bambini di 5 anni affrontano il tema del ritratto e dell’autoritratto in particolare. Già fatto? Probabilmente sì, così come un po’ tutte le cose che ci portiamo dietro da secoli in ogni ambito. Ma ciò che mi è molto piaciuto in questo caso è l’aver avuto accesso agli ‘studi preparatori’, e cioè tutti quei disegni di prova che ogni bimbo ha tentato prima di arrivare ad una definizione soddisfacente del suo autoritratto. Un segno a matita via via più consapevole che andava a definire con precisione ciò che il bambino percepiva di se; la posizione e grandezza degli occhi, del naso … quando si è trattato di disegnare i nostri visi (quello dell’attore maschio è andato per la maggiore) sono comparsi interessanti barba e baffi e una treccia gigantesca ha raccontato la mia capigliatura. 

Arianna

Arianna, autoritratto a 5 anni

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Articolo zERo – Si parte…!

MelarancioPERCHÉ UN BLOG SUL PROGETTO PRIMA INFANZIA:

Forse perché va di moda o forse perché parliamo di un’età (quella 0-6 anni) con la quale confrontarsi è sempre un’avventura. Un rapporto che lo si voglia o no, di ‘formazione’(certo per il bambino ma credo anche per l’adulto); e allora come ci sta il teatro nel viaggio del crescere? Che cosa concorre a formare? Perché proporre spettacoli che non sono solo intrattenimento ma che partono da tematiche importanti, che parlano dei grandi temi della vita?

Questo blog è un invito al dialogo per tutti quelli che, forse a seguito di un esperienza a teatro, forse dopo aver visto uno spettacolo che ha mosso i pensieri, hanno voglia di confrontarsi.

Abbiamo tutti domande da farci e risposte spesso confuse, forse dissonanti le une dalle altre; non abbiamo neanche certezza che quei segni di estro artistico, di sensibilità, di garbato saper vivere, che troviamo in bimbi ormai cresciuti, vengano dalla frequentazione con l’arte; ma noi continuiamo a credere che valga la pena (anche in un momento di accelerazione incontrollabile e incontrollata), avere il tempo per il teatro, per la lettura, per vedere una mostra d’arte o sentire musica, il tempo per stare e indugiare con la capacità immaginativa che è patrimonio di ognuno di noi, specie dei più piccoli.

CHE COS’È IL PROGETTO PRIMA INFANZIA:

Il progetto raccoglie spettacoli, sperimentazioni, laboratori uniti da una comune attenzione agli interessi dei più piccoli. In un età in cui occuparsi di se stessi è il maggior segno di vitalità c’è posto per il teatro?

Noi crediamo di sì, tant’è che i nostri spettacoli, dedicati ai bambini, parlano del nascere, crescere e riconoscersi, dell’aprirsi al mondo e con il mondo relazionarsi.Il fare teatro è il nostro ‘campo d’azione’, l’ambito in cui esprimiamo le nostre competenze; non siamo pedagogisti o insegnanti e crediamo che il teatro non debba mai essere didattico ma, attraverso tematiche e poetiche, accompagnare il bambino attraverso il suo crescere all’interno di una società. Lo spettacolo è perciò una particolare angolatura da cui ‘guardare il mondo’, senza un rapporto di docenza-discenza ma tramite lo scambio delle emozioni che si creano nell’essere partecipi di uno stesso evento in uno stesso momento.

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spettacoli progetto prima infanzia

Gli spettacoli sono il nostro manifesto, il nostro linguaggio, ciò che sappiamo fare e ci serve per esprimerci. Facciamo spettacoli che parlano attraverso l’emozione, non spiegano, suggeriscono; richiedono una rielaborazione sia nel bambino che nell’adulto che con lui si confronta. Disegnare insieme, raccontare filastrocche massaggiando i piedini, cantare ninne nanne sono le restituzioni possibili, le braccia e le gambe che servono a espandere l’esperienza dello spettacolo; ma ne sono anche il punto di partenza, la prima ‘verifica sul campo’. Noi partiamo da un’idea e andiamo, ospiti delle scuole, a verificare la nostra intuizione con sperimentazioni e laboratori proprio a ‘casa’ di quei bambini che saranno il nostro pubblico.

Chi lavora facendo teatro con la fascia d’età 0-3 anni e in buona parte anche 3-6 anni sa di concorrere alla formazione di un linguaggio simbolico, di alimentare un immaginario comune alla società in cui viviamo, ma in buona parte ancora sconosciuto al bambino.

Può succedere che, alla fine di una rappresentazione per il primo ciclo di scuola elementare, alla discesa dall’alto di coriandoli bianchi i bimbi dicano: ‘cadevano pezzi di carta dal soffitto’. Noi sappiamo di essere di fronte alla mancanza della capacità di tradurre un simbolo in un significato poetico/teatrale. Che c’è di male? Forse niente, anzi la condizione che deriva dall’essere all’oscuro di un linguaggio condiviso spesso apre a soluzioni di grande creatività. Noi però vorremmo che il nostro fare teatro servisse a far dire a quei bambini ‘nevica!’. E magari anche a far sentire loro un po’ di freddo.

Amiamo definire il nostro come un ‘teatro dei sensi’, un teatro cioè capace di coinvolgere vista e udito ma anche olfatto, tatto, gusto, di muovere al piacere attraverso la ricchezza dell’emozioni.

Questo il nostro modo di costruire gli spettacoli dedicati ai piccoli e piccolissimi; facili, allegri ma frutto di pensieri intorno alla capacità d’emozionarsi, al piacere per il bello e alle tematiche messe in campo.

Queste le affermazioni da cui vorremmo partire per aprire un confronto.

APRIAMO IL BLOG CON QUESTA DOMANDA: SECONDO VOI C’È POSTO PER IL TEATRO NELL’ETÀ 0-6 ANNI?

 

 

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